Commenti alle letture domenicali del Monastero di Saint-Oyen

Sunday, June 13, 2021

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il Regno di Dio e la forza della speranza

«Il Regno di Dio, già deposto nella storia come un seme, viene, non sono gli uomini a farlo venire. In tal modo il discepolo viene liberato da un affanno inutile. Non sta a lui garantire il successo del Regno, perché egli deve semplicemente assicurare l'annuncio e – quando sarà l'ora – la raccolta. A decidere il tempo della mietitura è il frutto, non il contadino. L'atteggiamento prioritario del cristiano nel mondo è l'attesa fiduciosa. Perché il Regno di Dio non è cosa degli uomini, ma di Dio. Non è una realtà da "forzare", come facevano gli zeloti al tempo di Gesù o come sono tentati di fare gli attivisti cristiani in ogni tempo. Il regno di Dio non è questione di organizzazione oppure di efficienza, ma semplicemente di accoglienza» (Bruno Maggioni, Le parabole evangeliche).

Il messaggio della prima … – «Nella prima parabola dell'odierna pagina evangelica, il Regno di Dio è paragonato alla crescita misteriosa del seme, che viene gettato sul terreno e poi germoglia, cresce e produce la spiga, indipendentemente dalla cura del contadino, che al termine della maturazione provvede al raccolto. Il messaggio che questa parabola ci consegna è questo: mediante la predicazione e l'azione di Gesù, il Regno di Dio è annunciato, ha fatto irruzione nel campo del mondo e, come il seme, cresce e si sviluppa da sé stesso, per forza propria e secondo criteri umanamente non decifrabili. Esso, nel suo crescere e germogliare dentro la storia, non dipende tanto dall'opera dell'uomo, ma è soprattutto espressione della potenza e della bontà di Dio, della forza dello Spirito Santo che porta avanti la vita cristiana nel Popolo di Dio. A volte la storia, con le sue vicende e i suoi protagonisti, sembra andare in senso contrario al disegno del Padre celeste, che vuole per tutti i suoi figli la giustizia, la fraternità, la pace. Ma noi siamo chiamati a vivere questi periodi come stagioni di prova, di speranza e di attesa vigile del raccolto. Infatti, ieri come oggi, il Regno di Dio cresce nel mondo in modo misterioso, in modo sorprendente, svelando la potenza nascosta del piccolo seme, la sua vitalità vittoriosa. Dentro le pieghe di vicende personali e sociali che a volte sembrano segnare il naufragio della speranza, occorre rimanere fiduciosi nell'agire sommesso ma potente di Dio. Per questo, nei momenti di buio e di difficoltà noi non dobbiamo abbatterci, ma rimanere ancorati alla fedeltà di Dio, alla sua presenza che sempre salva. Ricordate questo: Dio sempre salva. È il salvatore» (P. Francesco, Angelus 17.06.2018).

… e della seconda parabola – «Nella seconda parabola, Gesù paragona il Regno di Dio a un granellino di senape. È un seme piccolissimo, eppure si sviluppa così tanto da diventare la più grande di tutte le piante dell'orto: una crescita imprevedibile, sorprendente. Non è facile per noi entrare in questa logica della imprevedibilità di Dio e accettarla nella nostra vita. Ma oggi il Signore ci esorta a un atteggiamento di fede che supera i nostri progetti, i nostri calcoli, le nostre previsioni. Dio è sempre il Dio delle sorprese. Il Signore sempre ci sorprende. È un invito ad aprirci con più generosità ai piani di Dio, sia sul piano personale che su quello comunitario. Nelle nostre comunità occorre fare attenzione alle piccole e grandi occasioni di bene che il Signore ci offre, lasciandoci coinvolgere nelle sue dinamiche di amore, di accoglienza e di misericordia verso tutti. L'autenticità della missione della Chiesa non è data dal successo o dalla gratificazione dei risultati, ma dall'andare avanti con il coraggio della fiducia e l'umiltà dell'abbandono in Dio. Andare avanti nella confessione di Gesù e con la forza dello Spirito Santo» (P. Francesco, Idem). «La primavera incomincia con il primo fiore, il giorno con il primo barlume, la notte con la prima stella, il torrente con la prima goccia, il fuoco con la prima scintilla, l'amore con il primo sogno. […]

Tutte le speranze, anche le più tenui, le più fragili,

perfino i sogni e le illusioni, appartengono alla speranza.

Un niente basta a far battere un cuore, come un niente lo può fermare.

E se un niente può fermarci sull'abisso,

la speranza fa suo questo niente;

vi si incarna, ne prende il volto e la voce.

La speranza vede la spiga quando i miei occhi di carne non vedono che il seme che marcisce» (Primo Mazzolari).