Commenti alle letture domenicali del Monastero di Saint-Oyen

Sunday, January 9, 2022

BATTESIMO DEL SIGNORE

Battesimo: il Natale di Gesù in noi

«Il tempo di Natale si conclude con una scena che evidenzia il realismo dell’incarnazione: Gesù in fila con i peccatori lungo le rive del Giordano per ricevere il battesimo. Il Dio fatto uomo vive in pienezza la vita del suo popolo e lui, che è il santo, pur non avendone bisogno, partecipa ad una prassi penitenziale, segno che nulla di ciò che è umano è estraneo a lui» (Rosalba Manes, L’Osservatore Romano – 04.01.2022).

La risposta di Dio all’attesa dell’umanità – «Luca apre la pagina del suo Vangelo partendo dall’attesa che abita il cuore del popolo. Cosa ci si aspetta? Una visita speciale? Una risposta al proprio desiderio di salvezza? Di certo un’attesa che si innalza verso Dio non resta mai incompiuta. Con occhi e orecchi aperti sul mondo Dio, infatti, segue i ritmi della storia, ascolta i palpiti del cuore umano, mette le mani in pasta, fa sentire la sua vicinanza. Da sempre non si risparmia nel dispiegare la sua infaticabile arte della prossimità e manda i suoi collaboratori a dissodare i terreni dell’interiorità e a seminare il risveglio. […]

Il Dio che “è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19, 10) comincia la sua missione proprio in mezzo ai perduti. È lì che il Forte si fa trovare: tra i deboli. Cristo si manifesta tra chi si riconosce peccatore, senza far sfolgorare la sua santità ma facendola scendere con lui nelle acque limacciose del fiume Giordano.

Le acque in cui si sono immerse le pecore accolgono il pastore e vengono da lui santificate. Così il pastore s’impregna dell’odore delle pecore e lo fa salire al Padre. Al momento del suo abbassamento i cieli si aprono e non c’è più separazione: la terra ha accesso al Cielo e il Cielo può comunicarsi alla terra. L’odore delle pecore sale al Padre per mezzo di un pastore compassionevole che non umilia il gregge con giudizi violenti, ma lo innalza con sé per sottrarlo alla dispersione, abbracciarlo e rigenerarlo con tenerezza» (Ibidem).

La preghiera: chiave che apre il Cielo – «Entrato nelle acque, il Figlio prega. Dialoga amorevolmente con il Padre suo, intercede per il popolo numeroso dei perduti per i quali egli ha un debole e… il Cielo si apre. La preghiera del Figlio è la chiave che spalanca il cuore del Padre, lo fa battere forte e piove abbondante la grazia dall’alto. Risuona sulla terra la voce del Padre, fiero dell’umiltà del Figlio: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento” (Lc 3, 22).

Il Padre parla al Figlio e offre a noi il lieto annuncio con cui si compie il tempo di Natale: la vita di fede non è un’impresa titanica ma un lasciarsi raggiungere in profondità dall’amore del Padre manifestato nel Figlio, è vita filiale che si consolida nella preghiera, chiave che apre ogni porta. A noi che riprendiamo il cammino del tempo ordinario tocca ora far fruttificare la ricchezza del nostro battesimo rimanendo nell’amore nel quale siamo stati immersi e lasciando che questo amore emerga da ogni nostro gesto e da ogni nostra parola)» (Ibidem).


«Il termine greco battesimo significa immersione; battezzato è l’immerso in Dio. Ma ciò che è accaduto un giorno, in quel rito lontano, continua ad accadere in ogni nostro giorno: in questo momento, in ognuno dei nostri momenti siamo immersi in Dio come dentro il nostro ambiente vitale, dentro una sorgente che non viene meno, un grembo che nutre, riscalda e protegge. E fa nascere. C’è un Battesimo che ricevo adesso, un Battesimo esistenziale, quotidiano, nel quale io continuo a nascere, ad essere generato da Dio: “chi ama è generato da Dio e conosce Dio” (1 Gv 4,7) al presente, adesso. Amare fa nascere, rimette in moto il motore della vita. Battezzato, cioè immerso in un amore, nasci nuovo e diverso, nasci con il respiro del cielo» (Ermes Ronchi).