Commenti alle letture domenicali del Monastero di Saint-Oyen

Sunday, April 18, 2021

III DOMENICA DI PASQUA

«Sono proprio io!»

Il realismo della Risurrezione – «Al centro di questa terza domenica di Pasqua c'è l'esperienza del Risorto fatta dai suoi discepoli, tutti insieme. Ciò è evidenziato specialmente dal Vangelo che ci introduce ancora una volta nel Cenacolo, dove Gesù si manifesta agli Apostoli, rivolgendo loro questo saluto: "Pace a voi!" (Lc 24,36). È il saluto del Cristo Risorto, che ci dà la pace: "Pace a voi!". Si tratta sia della pace interiore, sia della pace che si stabilisce nei rapporti tra le persone.

L'episodio raccontato dall'evangelista Luca insiste molto sul realismo della Risurrezione. Gesù non è un fantasma. Infatti, non si tratta di un'apparizione dell'anima di Gesù, ma della sua reale presenza con il corpo risorto. Gesù si accorge che gli Apostoli sono turbati nel vederlo, che sono sconcertati perché la realtà della Risurrezione è per loro inconcepibile. Credono di vedere un fantasma; ma Gesù risorto non è un fantasma, è un uomo con corpo e anima» (P. Francesco, Regina Coeli - 15.04.2018).

La prima di tutte le leggi – «Lo conoscevano bene, dopo tre anni di strade, di olivi, di pesci, di villaggi, di occhi negli occhi, eppure non lo riconoscono. Gesù è lo stesso ed è diverso, è il medesimo ed è trasformato, è quello di prima ed è altro. Perché la Risurrezione non è semplicemente un ritornare alla vita di prima: è andare avanti, è trasfigurazione, è acquisire un di più. Energia in movimento che Gesù non tiene per sé, ma che estende all'intera creazione, tutta presa, e da noi compresa, dentro il suo risorgere e trascinata in alto verso più luminose forme. […]

"Non sono un fantasma" è il lamento di Gesù, e vi risuona il desiderio di essere abbracciato forte come un amico che torna da lontano, di essere stretto con lo slancio di chi ti vuole bene. Non si ama un fantasma.

"Mangiamo insieme". Questo piccolo segno del pesce arrostito, gli apostoli lo daranno come prova decisiva: abbiamo mangiato con lui dopo la sua risurrezione (At 10,41). Perché mangiare è il segno della vita; mangiare insieme è il segno più eloquente di una comunione ritrovata, il gesto che lega, custodisce e accresce le vite. Il cibo è una realtà santa. Santa perché fa vivere. E che l'uomo viva è la prima di tutte le leggi, della legge di Dio e delle leggi umane» (Ermes Ronchi, Il Vangelo 2015).

Dall'esperienza alla comprensione – «I discepoli di Emmaus raccontano il loro incontro con Gesù, e Lui si fa presente. È così che avviene: quando la Chiesa racconta e celebra Gesù, Lui appare. Eppure Lui viene sempre in modalità destabilizzante, perché noi non abbiamo categorie mentali per la risurrezione!

Gesù, a fronte della paura dei discepoli, mostra di essere reale e accessibile. Cristo non è un'idea, non è uno spirito, non è astratto, esoterico o impalpabile, ma ha carne e ossa. I discepoli lo incontrano con i loro sensi, vedendolo, toccandolo, ascoltandolo, mangiando con lui. La dimensione intellettuale — turbata dalla risurrezione — è ricollocata al suo posto, ma non viene disprezzata.

Il Padre non ci ha dato l'intelligenza per errore. La comprensione, però, è un risultato, non la condizione previa. La ricezione razionale è parte di un tutto, e Gesù se ne occupa appositamente: "Aprì loro la mente per comprendere". Comprendere si deve, il problema è: quando? Come? Prima Gesù si fa sperimentare corporalmente, e allora può aprire la mente dei discepoli.

Normalmente noi partiamo dalle idee per arrivare alle cose, e senza un bagaglio di convinzioni non muoviamo un passo. Eppure, già nell'Alleanza dell'Esodo, il popolo diceva una cosa curiosa: "Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto" (Es 24, 7). Eseguire e poi recepire.

Prima si segue Cristo per tre anni, si fa esperienza della sua morte e risurrezione, e poi si inizia a capire.

C'è un esercito di cristiani che prova inutilmente a risorgere per deduzione. Non si può servire il mondo con una testa pesante di schemi, ma per un atto di sequela che diventa luce interiore.

Dobbiamo ripensare l'educazione cristiana: per molto tempo siamo partiti dai dogmi per arrivare alla vita cristiana, con risultati discutibili, ma la Chiesa dei primi secoli faceva l'esatto contrario.

Forse è tornato il tempo di educare la prossima generazione di cristiani partendo dal fargli toccare Cristo con esperienze concrete, perché sappiano, poi, pensare secondo Cristo» (Fabio Rosini, L'Osservatore Romano - 13.04.2021).