Commenti alle letture domenicali del Monastero di Saint-Oyen

Sunday, November 28, 2021

I DOMENICA DI AVVENTO – ANNO C 2021

Prepariamoci all’Incontro!

«Oggi inizia l’Avvento, il tempo liturgico che ci prepara al Natale, invitandoci ad alzare lo sguardo e ad aprire il cuore per accogliere Gesù. In Avvento non viviamo solo l’attesa del Natale; veniamo invitati anche a risvegliare l’attesa del ritorno glorioso di Cristo – quando alla fine dei tempi tornerà –, preparandoci all’incontro finale con Lui con scelte coerenti e coraggiose.

Ricordiamo il Natale, aspettiamo il ritorno glorioso di Cristo, e anche il nostro incontro personale: il giorno nel quale il Signore chiamerà. In queste quattro settimane siamo chiamati a uscire da un modo di vivere rassegnato e abitudinario, e ad uscire alimentando speranze, alimentando sogni per un futuro nuovo» (P. Francesco, Angelus – 02.12.2018).

Un tempo di grazia – «È il tempo dell’Avvento del Signore, nel quale Dio viene incontro all’uomo per redimerlo, liberarlo, giustificarlo, renderlo felice. Così in questo tempo sacro dobbiamo esercitarci nel bene con più zelo per meritare con la sua grazia di essere visitati più intensamente.

Sforziamoci, fratelli, di penetrare nella casa del nostro cuore, affrettiamoci ad aprirne le finestre, a tirar giù le ragnatele con l’abbassamento dell’esaltazione, a spazzare la sua aia con la confessione delle colpe, mettere i tendaggi alle pareti con l’esercizio delle virtù, rivestirci di vesti preziose con la pratica delle buone opere, preparare il convito con la lettura e la meditazione della Sacra Scrittura» (Ugo di S. Vittore, Discorsi).

Un suadente invito – «Oggi gli uomini tendono a non cercare Dio. Tutto si cerca; ma non Dio. Anzi si nota quasi il proposito di escluderlo, di cancellare il suo nome e la sua memoria da ogni manifestazione della vita, dal pensiero, dalla scienza, dall’attività, dalla società; tutto dev’essere laicizzato, non solo per assegnare al sapere e all’azione dell’uomo il campo loro proprio, governato da loro specifici principii, ma per rivendicare all’uomo un’autonomia assoluta, una sufficienza paga dei soli limiti umani, e fiera d’una libertà resa cieca d’ogni principio obbligante, orientatore. Tutto si cerca, ma non Dio, Dio è morto, si dice; non ce ne occupiamo più! Ma Dio non è morto; è perduto; perduto per tanti uomini del nostro tempo. Non varrebbe la pena di cercarlo?

Tutto si cerca: le cose nuove e le cose vecchie; le cose difficili e le cose inutili; le cose buone e quelle cattive, tutto. La ricerca, si può dire, definisce la vita moderna. Perché non cercare Dio? Non è Egli un “Valore”, che merita la nostra ricerca? […] Non è forse Dio un “problema”, se piace chiamarlo così, che c’interessa da vicino? il nostro pensiero? la nostra coscienza? il nostro destino? E se fosse inevitabile, un giorno, un nostro personale incontro con Lui? Ancora: e se Egli fosse nascosto, per un interessantissimo gioco a noi decisivo, proprio perché noi lo abbiamo a cercare? Anzi, sentite: se fosse Lui, Dio, Dio stesso, in cerca di noi? non è questo il misterioso e sovrano disegno della storia della nostra salvezza? Dobbiamo tutti rimetterci alla ricerca di Dio» (Paolo VI, Udienza Generale – 26.08.1970).

Una questione importante– «Una domanda seria. Vigilare: cosa vuol dire, per Cristo? Essere vigilanti. Non si tratta soltanto di credere, ma di stare in vedetta. Sapete cosa vuol dire aspettare un amico, aspettare che venga quando ritarda? Che cos’è stare in ansia per qualcosa che potrebbe sì e no accadere? Vigilare per Cristo è qualcosa di simile. Vigilare con Cristo è guardare avanti senza dimenticare il passato. […] È distacco dal mondo sensibile e vita nell’invisibile, con questo movente, Cristo verrà, e verrà nel modo che ha detto; desiderio affettuoso e riconoscente di questa seconda venuta di Cristo: questo è vigilare» (John Henry Newman, Diario spirituale e meditazioni).