XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


La vita quotidiana: prezioso talento affidato a tutti


«La parabola dei talenti è un invito a non avere paura delle sfide della vita, perché la paura paralizza, ci rende perdenti: quante volte abbiamo rinunciato a vincere solo per la paura di finire sconfitti! Il Vangelo è maestro della sapienza del vivere, della più umana pedagogia che si fonda su tre regole: non avere paura, non fare paura, liberare dalla paura. E soprattutto da quella che è la paura delle paure: la paura di Dio» (Ermes Ronchi, Il Vangelo).


Il contrario della paura è l’amore – «”Ho avuto paura” dice colui che aveva ricevuto un solo talento. Una paura che ci portiamo addosso tutti; è quella di Adamo dopo il peccato. Tante volte anche noi ci vergogniamo della nostra debolezza e ci nascondiamo a Dio, agli altri e perfino a noi stessi.

“Ho avuto paura” dice chi nasconde sé stesso nella buca, cioè nel sotterfugio, nella diffidenza, nel “si è sempre fatto così”, nell’accidia, nella conservazione piuttosto che nella condivisione, spesso nella menzogna. Che bello invece ascoltare Giovanni nella sua prima lettera: “Nell’amore non c’è timore. Chi teme non è perfetto nell’amore”. In fondo il contrario della paura non è il coraggio, ma proprio l’amore.

Quando il nostro padrone, le nostre certezze, la nostra figura paterna si assenta, fa un viaggio, possiamo utilizzare ciò che abbiamo ricevuto, per fiorire, per schiudere il nostro vero essere. È la scelta dell’amore, della gratitudine, della gioia che ci porta a rischiare, a investire noi stessi e le nostre capacità. Non è il padrone che toglie, siamo noi che sotterriamo la nostra vera essenza. Siamo noi che ci gettiamo nelle tenebre, non è mai Dio che ci getta via»

(Francesco Pesce, L’Osservatore Romano – 11.11.2020).

Dimensione escatologica del quotidiano – «Nella parabola dei talenti (Mt 25,14-30), la vigilanza viene specificata come attenzione e responsabilità nel quotidiano, come fedeltà nelle piccole cose (“sei stato fedele nel poco”). Dunque, la vigilanza non riguarda solo l’attesa escatologica ma investe in pieno il rapporto con il quotidiano, con le realtà di ogni giorno. […] Il quotidiano appare così luogo escatologico per eccellenza.

Un primo avvertimento che ci viene da questa parabola riguarda dunque l’attenzione che siamo chiamati ad avere per il quotidiano. Quel quotidiano in cui siamo immersi e perciò rischiamo di non conoscere, di non darvi peso, di trascurarlo. Eppure è proprio il quotidiano il luogo in cui noi realizziamo la nostra umanità, ci costruiamo come persone, edifichiamo le relazioni che danno senso e sapore al nostro vivere: amicizie, amori, una famiglia, una comunità. Ovvero, le piccole cose del quotidiano non sono poi così piccole. Per dirla con Karl Rahner, che ha colto la dimensione teologica del quotidiano: “il quotidiano è lo spazio della fede, la scuola della sobrietà, l’esercizio della pazienza, il salutare smascheramento delle parole pesanti e degli ideali fittizi, l’occasione silenziosa per amare ed essere fedeli in modo autentico, la prova dell’obiettività, che è il seme della sapienza più alta”»

(Luciano Manicardi, Il Vangelo della domenica 2020).

Tante mani… tanti talenti… – «Tendere la mano è un segno: un segno che richiama immediatamente alla prossimità, alla solidarietà, all’amore. In questi mesi, nei quali il mondo intero è stato come sopraffatto da un virus che ha portato dolore e morte, sconforto e smarrimento, quante mani tese abbiamo potuto vedere! La mano tesa del medico che si preoccupa di ogni paziente cercando di trovare il rimedio giusto. La mano tesa dell’infermiera e dell’infermiere che, ben oltre i loro orari di lavoro, rimangono ad accudire i malati. La mano tesa di chi lavora nell’amministrazione e procura i mezzi per salvare quante più vite possibile. La mano tesa del farmacista esposto a tante richieste in un rischioso contatto con la gente. La mano tesa del sacerdote che benedice con lo strazio nel cuore. La mano tesa del volontario che soccorre chi vive per strada e quanti, pur avendo un tetto, non hanno da mangiare. La mano tesa di uomini e donne che lavorano per offrire servizi essenziali e sicurezza. E altre mani tese potremmo ancora descrivere fino a comporre una litania di opere di bene. Tutte queste mani hanno sfidato il contagio e la paura pur di dare sostegno e consolazione»

(P. Francesco, Messaggio per la IV Giornata dei Poveri 2020).