La spiritualita’


 

Charles De Foucauld ha fondato la congregazione dei Piccoli Fratelli. Nei prossimi numeri del bollettino verranno presentate alcune riflessioni e alcune linee della spiritualità dei Piccoli Fratelli. In questi giorni gli schermi televisivi trasmettono le immagini del Grande fratello, di cui non voglio esprimere giudizi.  Giocando sulle parole, si può capire ciò che è “piccolo” e ciò che è “grande”.

 

I Piccoli fratelli = PERMANENTI IN PREGHIERA

 

Chiamati dal Cristo abbiamo scelto di condurre, come Fratel Carlo, una vita totalmente e continuamente presente nello stesso tempo a Dio, in una preghiera di adorazione e di riparazione per il mondo, ed agli uomini in vera povertà e carità. La completa realizzazione di questo ideale é difficile, non si può dubitarne, e richiederà da noi uno sforzo di fede e di distacco da noi stessi, continuamente rinnovato e perseguito senza soste sino alla morte.

Vi ho già parlato dello spirito di immolazione nel quale dobbiamo presentarci al Cristo, per essere con lui “riscatto per la moltitudine “, perché mi pareva fosse la disposizione interiore che dava la sua ragione d’essere allo stato di vita scelto da noi. Bisogna parlare ora del modo di realizzarlo.

1) Ogni uomo è naturalmente e totalmente presente alla realtà del mondo visibile in mezzo al quale vive ed al quale aderisce con tutti i sensi. Il cristiano, ed a titolo particolare il contemplativo, deve inoltre essere presente alla realtà invisibile. Caratteristica dell’uomo di preghiera è l’esser presente a tutto l’universo, quello delle cose visibili ch’egli raggiunge con i sensi, e quello delle cose invisibili che tocca mediante la fede. Queste ultime devono essergli tanto più presenti in quanto sono più reali, nel pieno senso del termine. Il Certosino, la Carmelitana si separano dal mondo visibile per meglio cogliere la realtà del mondo invisibile.

La nostra vocazione è di essere simultaneamente presenti all’una ed all’altra; noi abbiamo la missione di vivere in contatto con gli esseri e le cose sensibili, senza che la nostra visione del mondo invisibile ne sia turbata. Con tutta la nostra fede portiamo in noi questo contatto vivente con Dio, il Cristo, e tutti gli esseri spirituali infinitamente più veri e più reali del mondo dei corpi. Questa dualità di vita e di prospettive tormenta l’uomo di fede e ne fa in un  certo modo un estraneo in mezzo ai suoi fratelli, i quali non portano dentro di sé questa visione di un altro universo.

Questa sensazione l’avete avuta e la avrete in modo acuto. In mezzo agli uomini, qualunque siano, arabi, cabili, compagni di lavoro o passanti, vi sentirete nello stesso tempo molto vicini e molto lontani, e questa sensazione sarà, certi giorni, abbastanza forte da divenire dolorosa. Sarà come un senso di solitudine, d’impotenza a comunicare ai vostri compagni questa visione che il vostro amore vi fa tuttavia desiderare di ottener loro. Avrete un bel fare, non potrete mai essere completamente uno di loro; ci sarà sempre in voi questa presenza ad un’altra realtà che trasparirà e vi tenderà misteriosi ed incomprensibili agli occhi di coloro che non credono.

Il Cristo fu così tra gli uomini, nello stesso tempo totalmente presente e misteriosamente assente, con un senso di solitudine infinitamente più doloroso e profondo di quanto voi possiate provare. Maria risentì brutalmente, di fronte al suo figliolo di dodici anni, il colpo di questa lontana assenza il giorno in cui egli le sfugge per restare nel tempio. Sarebbe grave errore il voler sopprimere in noi questa sensazione e le conseguenze esterne che essa porta; il giorno in cui non fossimo più per gli uomini, in certo modo, un punto interrogativo, potremmo dirci di aver cessato di portare tra loro la presenza del Grande Invisibile. Non saremmo più per loro i testimoni della vita e della luce.