IV Ordinario B


Io so chi tu sei: il santo di Dio
(4a domenica tempo ordinario, Anno B)

29 gennaio 2006

 

Il passo di questa domenica apre una sezione del vangelo di Marco, che è nota come la «giornata di Cafarnao» (Mc 1,21-34). Del ministero pubblico di Gesù il nostro evangelista descrive una giornata tipo, che inizia con l’insegnamento nella sinagoga di sabato (Mc 1,21) e si chiude con la guarigione dei malati e degli indemoniati di sera (Mc 1,32).

Cafarnao, cittadina galilaica che si affaccia sul lago di Tiberiade, resta il centro dell’attività di Gesù fino a Mc 3,6. E’ infatti qui che ritorna, dopo gli spostamenti nel resto della regione (cf Mc 1,38-39 e 2,1). Cafarnao appare dunque come una sorta di «centro operativo» della prima azione missionaria di Gesù.

A differenza degli altri due sinottici, Marco non dice che cosa Gesù insegna. Per il momento egli si limita a registrarne la reazione prodotta: «Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi» (v. 22). Questo stupore iniziale si trasforma in grande timore dopo l’esorcismo nella sinagoga: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!» (v. 27).

 

Ciò che impressiona gli astanti è l’«autorità» con cui Gesù insegna e opera. Il lettore è così condotto verso Gesù con lo stesso sguardo stupito dei suoi primi ‘spettatori’: chi è mai costui?

 

E’ proprio questo l’interrogativo fondamentale, che Marco suscita abilmente nei suoi lettori. Infatti, mentre riferisce l’impressione prodotta nella sinagoga, l’evangelista focalizza l’attenzione generale su colui che con tale autorità insegna. Tutto il secondo vangelo, fin dal suo esordio, è concentrato su questo mistero: la vera identità di Gesù Nazareno.

 

La reazione del ‘pubblico’ incornicia la scena centrale, che descrive il primo esorcismo compiuto da Gesù. La pratica era allora diffusa, come è ben attestato dalla fiorita letteratura rabbinica. Il rituale era lungo e caratterizzato da parole e gesti che oggi definiremmo magici. Gesù non fa niente di tutto ciò: comanda e lo spirito immondo obbedisce. Ecco la ragione della meraviglia: la parola di Gesù è efficace, perché ha «autorità» chi la pronuncia.

 

Questa scena di esorcismo è arricchita da Marco con un dialogo tra l’indemoniato e Gesù. Ciò che è davvero sorprendente è il fatto che l’evangelista metta in bocca a un demonio la prima ‘confessione di fede’ di tutto il vangelo: «Io so chi tu sei: il santo di Dio» (v. 24). Perché? Senza dubbio i demoni sono nella condizione privilegiata di ‘vedere’ chi Gesù realmente sia e, per questo motivo, ne hanno paura. Egli è infatti venuto per rovinarli. Ma non è tutto qui. Marco vuole dimostrare che non basta ‘sapere’ chi è Gesù; occorre riconoscerlo come il Signore della nostra vita.

 

Questa scelta di fede è testimoniata dai primi discepoli chiamati da Gesù (cf Mc 1,16-20). Non è un caso, allora, che tale scena sia immediatamente seguita da quella dell’esorcismo. L’evangelista vuol mostrare, in modo plastico, che cosa significa e che cosa implica accettare la signoria di Gesù: vuol dire abbandonare tutto per seguire il Maestro, condividendone appieno lo stesso destino. Insomma, non chi dice: Signore, Signore entrerà nel Regno di Dio…