III Ordinario B


Convertitevi e credete al vangelo
(3a domenica tempo ordinario, Anno B)

22 gennaio 2006

 

Il vangelo di questa domenica narra l’inizio del ministero pubblico di Gesù. L’intenzione di Marco, riportando le prime parole del Signore, è quella di indicare una chiave di lettura di tutta l’esperienza di Gesù e, quindi, di ogni suo discepolo.

In effetti, l’intera «storia» di Gesù, narrata dagli evangelisti, è da leggere come la risposta esemplare all’urgente annuncio, che Egli stesso proclama e incarna. E’ in Lui che la regalità di Dio si fa vicina ad ogni uomo, sollecitando un radicale ‘cambiamento di rotta’ nella propria vita.

 

In definitiva, la prossimità del Regno di Dio e la conversione al vangelo suonano come un annuncio programmatico, la cui eco si propaga lungo tutta la narrazione evangelica. Si può allora dire che tale annuncio, aprendo la missione di Gesù, ne indica al contempo la prospettiva generale. Ogni parola e azione successivi saranno da interpretare come manifestazione di questa novità assoluta: l’irruzione di Dio nella vita degli uomini.

 

Ebbene, la prima illustrazione o esemplificazione di questa consolante e insieme impegnativa realtà è la scena della chiamata dei primi quattro discepoli: i fratelli Andrea e Simon Pietro, e i due figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni. In realtà questo episodio non sta sullo stesso piano di tutti quelli che seguiranno.

 

 Il discepolato di Cristo ha, in questi umili pescatori della Galilea, non solo il suo inizio, ma anzitutto il suo modello esemplare. Vale dunque la pena soffermarsi sulla pur sobria descrizione che ne dà l’evangelista.

 

La scena della chiamata è da leggere come la ‘trascrizione’ del precedente appello alla conversione. In effetti, come il Regno di Dio irrompe nella storia dell’uomo, così fa Gesù con i quattro pescatori. Egli irrompe improvvisamente nella loro vita, mentre sono alle prese con il duro lavoro. Il comando a convertirsi e a credere al vangelo si traduce nell’energico: «Seguitimi».

 

Il fatto che Gesù si rivolga a dei comuni pescatori mette in rilievo l’universalità della sua chiamata. I vangeli, infatti, confermano che oggetto privilegiato dell’amore di Dio sono gli ultimi. Soprattutto per loro il Regno di Dio si fa vicino.

 

L’episodio mette in primo piano l’iniziativa di Gesù: è infatti lui a chiamare i discepoli. L’esistenza cristiana tutta è in verità la risposta ad una precedente e gratuita chiamata di Dio. Ecco come questa scena evangelica invita a leggere la vita come credenti.

 

La risposta attesa è la sequela di Gesù. Il passo evangelico descrive bene che cosa comporta seguire Cristo. La sua chiamata domanda anzitutto un radicale distacco. Non si tratta solo del lavoro, inteso come fonte di sostentamento e sicurezza personali, ma anche degli affetti familiari. Ma non è tutto.

 

 I vangeli mostrano bene che il distacco richiesto è la rinuncia ad una vita concepita come ricerca di se stessi. Al contrario, il distacco additato da Gesù è la condizione per un progetto di vita fondato sulla condivisione e sul servizio reciproco («Non sono venuto per essere servito, ma per servire…»).

 

In definitiva, seguire Gesù significa fare propri i gesti del Maestro. Non è una dottrina da imparare, ma un «destino» da condividere. Per tale motivo, si resta sempre discepoli e uno solo è il Maestro.