II Ordinario B


Maestro, dove abiti?(2a domenica tempo ordinario, Anno B) 15 gennaio 2006

 

Nel quarto vangelo la missione di Giovanni Battista è scandita sull’arco di tre giorni, durante i quali il Precursore nega di essere il Messia, quindi battezza Gesù, e infine lo indica ai suoi discepoli come «l’agnello di Dio».

Il vangelo di questa domenica inizia proprio da questo terzo giorno, in cui si può dire che culmini la testimonianza di Giovanni sulle rive del Giordano. Il quarto evangelista istituisce così un importante richiamo tra l’inizio del ministero pubblico di Gesù, da una parte, e il suo epilogo, dall’altra. Questo terzo giorno, in cui Gesù è pubblicamente manifestato come «l’agnello di Dio», preannuncia infatti il terzo giorno della sua passione, in cui viene immolato sulla croce come vero agnello pasquale.

 

L’immagine dell’«agnello» assume così nell’intero corpus giovanneo una forza allusiva e un valore simbolico unici, fino alla grandiosa apparizione dell’agnello sgozzato nel libro dell’Apocalisse, con cui si chiude il Nuovo Testamento. Cristo, anche dopo la risurrezione e glorificazione alla destra del Padre, conserva i segni della sua passione.

 

Di questo passo evangelico mi preme sottolineare due punti in particolare. Anzitutto, lo strettissimo legame tra il battesimo di Gesù e la vocazione dei primi discepoli. In secondo luogo, la risposta che Egli dà alla loro domanda: «Venite e vedrete».

 

A differenza dei sinottici, che dopo la scena del battesimo di Gesù riportano quella delle tentazioni, il vangelo di Giovanni offre un altro montaggio redazionale. Il battesimo, infatti, è immediatamente seguito dalla vocazione dei discepoli. Non è Gesù a cercarli e a chiamarli, come nei tre sinottici; ma sono essi stessi a seguire il nuovo Maestro, dopo che il Battista l’ha additato a loro come «l’agnello di Dio». Comprendono, infatti, che quell’uomo è il Messia, come dimostrano chiaramente le parole, che Andrea rivolge al fratello Pietro: «Abbiamo trovato il Messia…».

 

Partendo dal testo evangelico, è possibile evidenziare una precisa ‘sequenza vocazionale’: anzitutto, l’«ascoltare»; quindi il «seguire»; e infine, il «vedere». I discepoli, ascoltando le parole di Giovanni Battista, loro maestro, si mettono a seguire Gesù. E, obbedendo al suo invito, essi arrivano a vedere dove abita e si fermano presso di lui.

 

Se il momento decisivo è quello della «sequela», esso presuppone però l’ascolto di un testimone che lo indica (Giovanni per i primi due discepoli; Andrea per il fratello Pietro). Inoltre, non è sufficiente seguire Gesù. Occorre vedere dove egli abita, cioè entrare in comunione di vita con il Maestro. Solo allora si matura uno sguardo nuovo, capace di scoprire personalmente la presenza di Cristo. Proprio quello che fa Andrea, rivolgendosi al fratello.

 

L’intero brano evangelico è, per così dire, abbracciato da due sguardi: quello di Giovanni il Battista, all’inizio; quello di Gesù, alla fine. Il primo, «fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: ‘Ecco l’agnello di Dio!». Il secondo, «fissando lo sguardo su di lui [Pietro], disse: ‘Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa». In entrambi i casi, si tratta di uno sguardo in profondità, capace di scorgere la vera natura (e dunque missione) di una persona.