II Avvento A


Preparate la via del Signore

La seconda domenica di Avvento è dominata dall’austera figura di Giovanni il Battista e dalla sua predicazione. L’evangelista Matteo non è interessato a illustrare il rito del battesimo da lui praticato alle rive del Giordano. Sono invece le sue parole ‘di fuoco’ a imprimersi nel cuore dei penitenti di allora e dei lettori d’oggi.

 

Il brano può essere articolato in due parti. Nella prima (vv. 1-6) risuona l’annuncio fondamentale: «Convertitevi, perché si è fatto vicino il Regno dei cieli». Ad esso segue la profezia di Isaia (v. 3); la presentazione di Giovanni (v. 4), e l’accorrere della folla per ricevere il battesimo (vv. 5-6).

 

Nella seconda parte (vv. 7-12) Matteo riporta la predicazione di Giovanni. Essa inizia con una dura invettiva contro la falsa sicurezza di Farisei e Sadducei (vv. 7-10), e termina mediante il confronto tra il battesimo di Giovanni e quello ‘del più forte’ (vv. 11-12).

Una parola si ripete in queste due parti: ‘conversione’. Essa apre l’annuncio del Battista nel v. 2 («convertitevi») e ritorna poi nel v. 8: «Fate dunque un frutto che dimostri la conversione».

 

Ma forse non guasta un’osservazione preliminare. Giovanni compare improvvisamente sulla scena. Solo dal v. 4 Matteo lo descrive come un profeta, anzi «anche più di un profeta», come dirà Gesù stesso nel vangelo della terza domenica di Avvento (cf Mt 11,9). Prima di Giovanni, risuona la sua voce nel deserto. Sì, Giovanni è prima di tutto e sopra ogni cosa ‘la voce che annuncia’. La sua vita è la sua missione.

 

Ebbene, la prima parola del suo annuncio è «convertitevi». L’esortazione è giustificata dal ‘farsi vicino’ del Regno dei cieli. E’ l’irruzione di questa realtà a spingere l’uomo a cambiare il proprio modo di pensare e di vivere il rapporto con Dio. E’ il fatto che sia Dio a ‘farsi vicino’ all’uomo ad esigere una seria presa di posizione: lo capiscono bene i Giudei che, accorrendo al fiume Giordano, si fanno battezzare confessando i loro peccati (v. 6). La tua vita non può essere come prima: tutto cambia, quando Dio ti viene incontro!

 

La traduzione italiana rischia di travisare la realtà: il Regno non ‘è vicino’, ma ‘si è fatto vicino’ e continua a farsi vicino all’uomo di ogni tempo. Nel primo caso, sembra che il Regno sia immobile e che la prima mossa tocchi all’uomo. No, è il Regno ad avvicinarsi a te attendendo la risposta della conversione. Essa domanda di ‘portare frutto’, un frutto che dimostri la conversione in atto (cf v. 8).

Il punto cruciale dell’invettiva di Giovanni è la falsa sicurezza dei Farisei e Sadducei: «Abbiamo Abramo per padre». Non basta gloriarsi di appartenere al popolo eletto. Occorre vivere come degni figli di Abramo!

 

Tale atteggiamento può essere un rischio anche per i credenti di oggi. Non basta dirci: frequento la chiesa, vado a messa ogni domenica, prego e…Questa è una vita ‘ordinata’ e ‘pia’ come era quella dei Farisei e Sadducei. Come loro, forse, ci sentiamo ‘a posto’ di fronte a Dio e non manchiamo di puntare il dito contro gli altri. Non ricordate la parabola del fariseo e del pubblicano al Tempio (Lc 18,9-14)? Il primo passo per avvicinarsi a Dio è riconoscere di essere peccatori e bisognosi della sua grazia.