CRISTO RE DELL’UNIVERSO RESTA L’AMORE!


«Il Vangelo dipinge una scena potente, drammatica che noi siamo soliti chiamare il giudizio universale. Ma che sarebbe più esatto definire invece “la rivelazione della verità ultima, sull’uomo e sulla vita”. Che cosa resta della nostra persona quando non rimane più niente? Resta l’amore, dato e ricevuto.
Avevo fame, avevo sete, ero straniero, nudo, malato, in carcere: e tu mi hai aiutato. Sei passi di un percorso, dove la sostanza della vita ha nome amore, forma dell’uomo, forma di Dio, forma del vivere. Sei passi per incamminarci verso il Regno, la terra come Dio la sogna. E per intuire tratti nuovi del volto di Dio, così belli da incantarmi ogni volta di nuovo.
Prima di tutto Gesù stabilisce un legame così stretto tra sé e gli uomini da arrivare fino a identificarsi con loro: l’avete fatto a me. Il povero è come Dio! Corpo di Dio, carne di Dio sono i piccoli. Quando tocchi un povero è Lui che tocchi»
(Ermes Ronchi, Il Vangelo).


L’atteggiamento che cambia il mondo – «Un aspetto sorprendente della descrizione del giudizio finale fatta da Gesù del capitolo 25 del Vangelo di Matteo è che sia i “buoni” sia i “cattivi” non sembrano essere stati consapevoli delle proprie azioni: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere?”. Il primo scopo delle parole del Maestro è proprio quello di risvegliare l’attenzione di ognuno di noi. Nelle persone che hai intorno sembra dirci il Signore — sono misteriosamente presente anch’io: nelle loro necessità c’è una mia chiamata personale rivolta a te. […] Se esiste il pericolo reale di non rendermi conto del bene che sono chiamato a fare ogni giorno, è urgente esercitare quotidianamente la mia capacità di accorgermi, di prestare attenzione alla realtà: il primo peccato di omissione è proprio la disattenzione. […]
Ci troviamo di fronte a quello che Papa Francesco ha chiamato il “criterio-chiave di autenticità cristiana”: prendersi cura delle povertà di chi incontriamo. Queste povertà si manifestano innanzitutto nelle persone che incontriamo più spesso, in piccole cose come i limiti caratteriali di un genitore, le ribellioni di un figlio adolescente, la solitudine di un vicino di casa, le crisi piccole e grandi che costellano le età della vita di ciascuno. Percepire e prestare attenzione ai bisogni degli altri, con una disponibilità sincera a farcene carico giorno per giorno, è quindi il secondo passo che siamo chiamati a fare. […]
Stare in mezzo alle situazioni e alle persone col desiderio e il proposito di servire è un atteggiamento che cambia il mondo. E il regno di Dio non riguarda solo un imprecisato futuro, ma comincia qui e adesso, ogni volta che una persona ascolta e cerca di mettere in pratica il comandamento di Gesù»
(Carlo De Marchi, L’Osservatore Romano – 18.11.2020).

«O Cristo, Figlio di Dio, Re dell’universo,
tu sei venuto povero sulla terra, minuscolo pianeta, per introdurci nell’immensità del Cielo.
E ancora passi per le nostre strade, bussi alle porte delle nostre case,
tendi, mendicando, la tua mano.
Hai il volto di ogni uomo, hai la voce di ogni creatura,
sei il pianto di ogni nostro dolore, il sorriso di ogni nostra gioia.
Se ti accogliamo ci troviamo accolti, se ti sfamiamo ci sentiamo saziati,
se ti vestiamo ci troviamo rivestiti, se ti consoliamo veniamo consolati.
Tutto quello che doniamo ci viene ridonato in una misura piena, traboccante,
perché tu sei tutto, tutto per noi che siamo tuoi, Signore nostro Re! Amen».

(Anna Maria Canopi)