108 anni fa il crollo del Santuario


Tra tutte le prove dell’ amore di Dio verso gli uomini nessuna parla tanto eloquentemente ai nostri sensi quanto il SS. Crocifisso. Gesù Cristo stesso ci assicura che non si può dare ad un amico maggior prova di amore che sacrificare la vita per lui. Ora sulla croce appunto Gesù Cristo diede per noi la sua vita. Non si può contemplare il Crocifisso nè riflettere agli insulti, spasimi, martirii, che soffrì il Divin Redentore agonizzando sulla croce, senza sentirsi forzati ad amare un Dio che tanto ci ha amati, dicendo l’Apostolo: Charitas Christi urget nos. Scrive S. Bernardo che nessun cuore, fosse pure di sasso, può non intenerirsi considerando il mistero di un Dio crocifisso per nostro amore. E S. Giovanni fulminò l’ anatema contro chi non ama G. C., che morì di amore per noi. Un tempio pertanto dedicato al SS. Crocifisso è un santuario dell’ amore di Dio verso gli uomini, in cui mentre l’amoroso Signore ci svela i tesori del suo cuore, ci comunica ancora i tesori delle sue grazie. E ne abbiamo una prova eloquentissima nel Santuario stesso di Boca. Quante anime si accesero quivi di amore per Dio, meditandone la carità ai piedi del SS. Crocifisso! E quanti accorsero quivi per aver grazia e se ne ritornarono consolati! Gli ex voto che pendono dalle pareti del Santuario, anzi le pareti stesse ed ogni pietra, può dirsi, sono prove dell’amore di Gesù.

Ma il SS. Crocifisso non è soltanto santuario di amore e di grazia, bensì ancora scuola di ogni virtù. Il Divin Salvatore non scelse solo la Croce come altare per offrirvi sè stesso, Ostia pura ed immacolata, vittima divina per i peccati di tutto il genere umano, ma volle di più che la sua Croce fosse cattedra di ogni verità e virtù cristiana. Lo disse infatti chiaramente: Quand’ io sarò sollevato da terra (ossia innalzato sulla Croce), trarrò tutto a me. (Giov. XII, 32). Fu dalla Croce che irradiò per tutto il mondo quella luce di verità, che abbattè gli idoli pagani coi loro errori e colle loro turpitudini, e, attraverso i secoli, confuse e debellò tutte le eresie, mantenendo intatta la verità, malgrado tutti gli sforzi degli uomini per corromperla. Fu la Croce che parlò agli uomini un linguaggio eloquentissimo, irresistibile, che li portò a disprezzare tutte le grandezze e vanità terrene e ad amare e abbracciare la santa umiltà, la pazienza, la carità le virtù tutte per unirsi a G. C. e vivere la sua stessa vita. Il Crocifisso perciò è divenuto il libro prediletto dei Santi, i quali vi trovarono la loro delizia; e nelle lunghe ore, che passavano prostesi ai suoi piedi nello studio e nella meditazione, impararono, come ebbe a confessare S. Bonaventura, assai più che non su tutti i libri della terra. Anche l’Apostolo San Paolo non volle saper mai altro fuorchè Gesù Cristo e G. C. crocifisso, e null’ altro fuorchè questa medesima scienza insegnò egli e diffuse per il mondo colle sue fatiche apostoliche.

Qui perciò io mi consolo non poco nel pensare che la nostra Diocesi ha la fortuna di possedere un Santuario cosi celebre del SS. Crocifisso. Anzi so che la devozione al Crocifisso è abbastanza estesa in tutta la Diocesi, come ne fanno fede le solenni feste che si celebrano in suo onore da non poche parrocchie, e non meno le moltissime immagini del Crocifisso, che si trovano qua e là sparse, o dipinte sui muri delle case, o conservate in devote cappellette o piloni lungo le strade, o innalzate sulle vette delle montagne quasi tanti baluardi eretti a nostra protezione e difesa contro tutte le potestà nemiche.

Tutto questo infonde coraggio e fa sperare che Dio non ci abbandonerà. Finchè s’innalza in mezzo a noi e sopra di noi la Croce, siamo sicuri che non ci verrà mai meno l’aiuto del Cielo. La Chiesa volle giustamente che la Croce fosse lo stendardo della nostra Religione SS., essendo essa nata sulla Croce. E perciò la Croce è divenuta il simbolo della notra fede, il segno caratteristico del cristiano, lo strumento di tutte le grazie e misericordie del Cielo, e ancora lo scudo e la difesa nostra contro tutti gli assalti dei nemici delle anime nostre. S. Giovanni Grisostomo infatti chiamò la Croce: speranza dei cristiani, consolazione dei miseri, albero della vita e della risurrezione.

Il promuovere pertanto la costruzione del Santuario del Crocifisso equivale non solo a innalzare un monumento della riconoscenza nostra all’ amore infinito che G. C. ebbe per noi, ma significa di più innalzare in mezzo a noi una cattedra di verità e di virtù, un trono di grazia e di misericordia, un baluardo sicuro contro gli innumerevoli nemici della nostra salute, un focolare di pietà cristiana.

Or chi di voi, VV. FF. e FF. DD., non rileverà quanto importi la ricostruzione di un Santuario, che rappresenta per noi quanto àvvi di più caro, ed a cui si collegano vantaggi spirituali così preziosi? Ai nostri giorni sopratutto, in cui regna tanta indifferenza e freddezza in materia di religione, il promuovere la riedificazione del Santuario del Crocifisso, io lo spero, servirà mirabilmente a ridestare in mezzo a noi lo spirito cristiano e il sacro fuoco dell’amore di Dio, dovere supremo dell’uomo sopra la terra! E il Divin Redentore, onorato in questo simbolo di tanto suo amore per noi, ci guarderà propizio dal Cielo e vorrà usarci tutta quella misericordia, che ci meritò colla sua morte. Perciò vi raccomando caldamente di farvi tutti promotori zelanti delle sottoscrizioni popolari che si iniziarono in favore del Santuario. So che a quanti nel frattempo pellegrinarono al Santuario di Boca, non occorre stimolo per indurli a metter mano alla borsa e soccorrere un’opera, la cui bontà e urgenza sono evidenti. Dinanzi a quel cumulo di rottami, cui son ridotti i muri, le volte e parte stessa del colossale colonnato, si resta commossi e istintivamente si sente il bisogno di concorrere a riparare tanta rovina. Ma confido che anche gli altri vorranno concorrere generosamente, e che tutti insieme, secondo le proprie forze, si faranno anche promotori di quest’opera, che vorrà essere monumento, non solo di pietà cristiana, ma anche di arte e di civiltà. Nessuna famiglia della Diocesi dovrebbe mancare dall’ inviare il suo obolo, sia pur tenue, per meritarsi dal Cielo le grazie di cui abbisogna.

In questa speranza vi benedico e vi prego dal Divin Redentore ogni grazia.

Novara, 29 agosto 1911.

vostro aff.mo in G. C. GIUSEPPE, VESCOVO.