108 anni fa il crollo del Santuario


 

Per molti anni forse la cappelletta, che diede origine al Santuario e divenne centro di tanta devozione, rimase come inosservata. Finchè, alcuni fatti prodigiosi, avvenuti in favore di passeggieri, che transitavano a caso per quella strada invocando il SS. Crocifisso ivi dipinto, attirarono l’attenzione anzitutto degli abitanti di Boca e poi dei paesi circostanti e più tardi anche dei paesi lontani. Incominciò così attorno alla cappelletta una continua affluenza di devoti visitatori, i quali, accorsi a domandar grazie a Dio per i meriti della passione e morte di Gesù Redentore, ritornavano alle loro case confortati e spesso anche graziati, lasciando ivi l’obolo della loro pietà.

La fabbrica gigantesca, ora rovinata, ebbe principio nel 1833 e costò più centinaia di migliaia di lire, raggranellate specialmente colle piccole offerte dei devoti pellegrini che accorsero al Santuario in questi ultimi settant’anni. Chi incominciò con poco o nulla una impresa così grandiosa si affidò certamente alla Divina Provvidenza, che non manca mai a chi in lei confida, come ce ne è testimone il fatto. L’aver potuto raccogliere col soldo del povero una somma cosi ingente da bastare per la fabbrica colossale: sia pure nel lungo periodo di settant’anni, è tal meraviglia, che quasi non si saprebbe come spiegarla. E’ per ciò che con la stessa illimitata fiducia nella Provvidenza Divina, l’Onorevole Amministrazione del Santuario si accinge ora a riparare l’immensa rovina intraprendendo la quasi intera riedificazione del tempio.

Si arriverà in porto? Ne abbiamo tutta la speranza. E’ inf’atti più di un secolo che Iddio degnavasi scegliere l’umile Crocifisso di Boca siccome trono particolarmente a sè caro per effondere tesori di misericordia sugli uomini. Tutto pertanto ci muove a credere che, come Egli ispirò e provvide affinchè si innalzasse già in suo onore il tempio ora crollato, così non lascerà mancare il necessario aiuto perchè lo stesso tempio possa risorgere e narrare ai popoli le sue misericordie.

Non sappiamo però se Dio concederà a noi di vedere compiuto questo secondo tempio. Ma che importa ciò, se avremo il merito di averlo iniziato? E non basterà forse questo, perchè vi ci accingiamo con tutto l’ardore che esige quest’opera consacrata alla carità infinita del Divin Redentore e destinata ad eccitare in noi la dovuta corrispondenza di amore verso di Lui?

Io non dubito, VV. FF. e FF. CC., che voi, nella vostra pietà verso Gesù nostro amabilissimo Salvatore, accoglierete con trasporto questo appello che si fa alla carità vostra e non negherete al Santo Crocifisso il vostro obolo. Basta alzare lo sguardo al simbolo della nostra Redenzione per sentirsi intenerire. Ora chi oserà negare, non dirò un tenue obolo, ma qualsiasi sacrifizio a Gesù Crocifisso?

E’ un dovere di gratitudine da parte nostra, il più grave, il più rigoroso. Nessuno di noi deve dimenticare lo stato miserabilissimo di eterna riprovazione, nel quale il peccato gettò tutta l’umanità senza che essa mai più potesse di per sè risorgere e sperare salvezza. Chi ci tolse da tanta ignominia e con qual mezzo? Il Figliuolo di Dio col farsi uomo e col morire per noi della morte la più ignominiosa, la morte in croce!

Dopo ciò la croce, che presso i pagani era simbolo di vituperio e serviva di patibolo per giustiziarvi i più grandi malfattori, divenne oggetto di somma gloria e di pari venerazione.