108 anni fa il crollo del Santuario


Come avevo promesso nell’ultimo numero del bollettino, desidero sottolineare l’evento del crollo del Santuario avvenuto il 30 agosto 1907. L’anno scorso non ho voluto sottolineare questo anniversario perché mi sembrava non opportuno, ma dopo aver ricevuto una lettera da una persona amica che leggeva il centenario non tanto del crollo quanto della ricostruzione del Santuario, mi sono convinto. In più avendo trovato nell’antico archivio una lettera pastorale del vescovo dell’inizio novecento che invitava i cristiani della diocesi ad aiutarlo nella fatica di ricostruire il santuario, ho deciso di mettere parte della sua lettera come storia e commento. Mi sembrano parole ancora attuali, perché vere.

 

SIA LODATO GESÙ CRISTO!

 

Venerabili e Carissimi Fratelli e Figliuoli in G. C.

A breve distanza di tempo vengo nuovamente a stendervi la mano e a chiedervi la carità! Nè io oserei farlo, quando non sperassi di commuovere il vostro buon cuore sempre pronto a sacrifizi, e nel tempo stesso non mi spingesse l’eccellenza e l’urgenza della causa che devo perorare. Voi forse ricorderete al pari di me, benché siano trascorsi quattro anni, il giorno 29 Agosto 1907, il quale resterà dolorosamente memorando nella storia del Santuario del SS. Crocifisso di Boca non meno che nel cuore di ogni buon novarese. Il telegrafo, che ci portava la notizia della disastrosissima caduta di quel caro e celebre Santuario proprio quando poco più mancava per vederne ultimata la costruzione, ci lasciava nel cuore il più intenso dolore. E’ vero, e fu una grazia grande del SS. Crocifisso, che non si ebbero a deplorare vittime umane; ma ciò non toglie che il crollo spaventoso abbia recato danni irreparabili. Basta riflettere come in un attimo si vide distrutta l’opera di quasi un secolo e si ridussero ad un cumulo di macerie i sacrifizii non lievi della pietà di parecchie generazioni. Nel Maggio precedente, invitato dall’ Onorev. Amministrazione, io avevo avuto il piacere di recarmi colà per la festa del Santuario ed ero rimasto altamente ammirato nel contemplare per la prima volta il maestoso tempio, cui più non mancava, può dirsi, che l’altare e il pavimento per essere compiuto. E quale schianto al cuore provai invece nei primi giorni del successivo settembre, quando recatomi sul luogo, mi vidi innanzi la gran mole ridotta a un monte di rottami! E da quel luogo stesso, al cospetto di quelle macerie, io avrei voluto subito rivolgere un caldo appello alla vostra carità, VV. FF. e FF. DD., per trovare un qualche rimedio all’immane sciagura! Ma ragioni altissime, che qui è inutile ricordare, mi obbligarono a tenermi in cuore così lungo tempo il pur vivo desiderio. Non ultima di queste ragioni fu certamente il lavoro della Onorevole Commissione Tecnica, composta di valentissimi Architetti, incaricata dall’ Amministrazione del Santuario di studiare il da farsi di fronte a così improvvisa rovina. Ed ora che lo studio lungo, paziente ed accurato è finito, ed il voto degli illustri Architetti fu unanime nel decretare la ricostruzione del magnifico tempio conciliando insieme quanto era possibile la maestà primiera colla deficienza, oso dire completa, di mezzi materiali, e inoltre, per lodevole iniziativa dello stesso Consiglio di Amministrazione del Santuario, essendosi ottenuta una più diretta azione di chi per natura deve nelle cose di culto sopraintendere, sono lieto di potere finalmente ricorrere alla esperimentata vostra carità, che son certo si mostrerà generosissima anche questa volta.

Qui però parmi opportuno il prevenire e sventare un pregiudizio non raro in siffatte circostanze. Quando cioè si stende la mano per un bisogno grande o per un’opera, al pari di questa, che richiederebbe sussidi ingenti e sacrifizi non comuni, è facile che entri, in chi può dar poco – ed è la grandissima maggioranza – lo scoraggiamento; e il pensiero di non poter portare che un contributo minimo di fronte al bisogno trattiene spesso anche dal dare il poco che si può.

Or giova anzitutto ricordare quello che il santo vecchio Tobia diceva al suo figliuolo: Usa misericordia secondo la tua possibilità. Se avrai molto, dà abbondantemente, se avrai poco, procura di dare volentieri anche quel poco (Tob. IV, 8-9). E il nostro Divin Salvatore nel Santo Vangelo encomiò una povera vedova, la quale diede in elemosina due sole monete, affermando di lei: In verità vi dico che questa povera vedova ha dato più di tutti quelli che han messo nel gazofilacio (S. Marc. XII, 43).

Il merito, VV. FF. e FF. DD., non dipende dal dare molto, ma dal dare volentieri quel poco che si può. Anzi non bisogna dimenticare che tutte le opere di Dio cominciarono dal poco e crebbero d’ordinario lentamente e mediante i piccoli sacrifizi dei poveri. E’ raro che un ricco dia per un’ opera di religione somme vistose. E’ il soldo del povero che provvede spesso a tutte le necessità della Chiesa.

E potrebbe darvene una prova lo stesso Santuario di Boca, del quale credo indispensabile darvi un brevissimo cenno. In origine esso non era che una piccola cappelletta solitaria lungo la strada che da Grignasco conduce a Boca. Fu eretta, forse come tante altre che si vedono tutt’ora lungo le vie pubbliche, dalla pietà dei fedeli, conforme allo spirito di S. Carlo, manifestato anche nel IV Concilio provinciale di Milano celebratosi nel 1576, allo scopo di f’ar sostare alquanto i passeggieri destando in loro santi pensieri e movendoli a devote preghiere.